venerdì, gennaio 05, 2018

Processo Nigrelli vs Marcianò: inesistente la recidiva-reiterata. Un falso da manuale!



Correva l'anno 2012, allorquando, su querela di parte della famiglia Wasp-Nigrelli-Selvini, fui rinviato a giudizio per il supposto reato di "diffamazione". Nel provvedimento era già presente (aggiunta a penna) la nota "con recidiva reiterata", proprio come nel caso della controversia Ruggeri vs Marcianò in quel di Lanciano. Ciò risulta ancora più inverosimile, visto che all'epoca non si erano mai svolte udienze di alcun genere a carico di chi scrive e non erano state pronunciate condanne, tanto meno per lo stesso reato (diffamazione). In tutta evidenza, per dirla come osservava il compianto avvocato Fabrizio Spigarelli, qualcuno aveva funto da suggeritore dell'interpolazione.



In definitiva, come non esistevano precedenti penali allora, così non ne risultavano al momento dell'incredibile sentenza di condanna nel processo gestito dal Giudice Dott. Domenico Varalli, già ricusato presso la Corte di Appello di Genova per una serie di violazioni del c.p.p. proprio nel processo in oggetto. Costui, considera illecitamente la recidiva-reiterata come fatto reale, al fine di non considerare la prescrizione (già avvenuta) e per definire una condanna con le aggravanti. Precedenti penali inventati di sana pianta, ma indispensabili per irrogare una pena severa all'"imputato" Marcianò. Il processo è in tutta evidenza nullo e la sentenza va stracciata.



Recidiva:

L’articolo 99 c.p. prende in considerazione una delle circostanze legate alla persona del colpevole. La norma prevede la cd. recidiva ovvero il fatto che il reo “dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro […]”.

Reiterata (art. 99 quarto comma c.p.) quando il nuovo reato è commesso da chi è già recidivo. In questi casi, l’Ordinamento, prevede l’applicazione di un aumento della pena fino alla metà se si tratta di recidiva semplice o fino a due terzi se si tratta di recidiva aggravata specifica o infraquienquennale e da uno a due terzi se commesso durante o dopo l’esecuzione della pena o nel tempo in cui il condannato si è sottratto volontariamente alla giustizia.



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lunedì, gennaio 01, 2018

Ministero della Giustizia: ecco chi manovra lo stalker TASK FORCE BUTLER ed i magistrati di Imperia

Nel 2013, da un'indagine investigativa spuntò il nome del referente di Federico De Massis, il persecutore di Stato che imbastisce i procedimenti penali a danno di Rosario Marcianò. Certificati penali falsi, precedenti inventati, informazioni di prima mano partono dalla Procura di Imperia e finiscono direttamente tra le grinfie della disinformazione di Stato. Sono stalkers manovrati e protetti dal Ministero della Giustizia! Ecco chi gestisce i negazionisti governativi. Ecco chi manovra i burattini delle Procure italiane. Ecco chi decide chi deve essere perseguito illegalmente! Ecco chi inventa recidive che non esistono!



Paolo Antinucci, archivio centrale dello Stato, Ministero della giustizia

REPARTO II - TABELLE GIUDIZIARIE
DIPENDENZA : UFFICIO II - STATUS GIURIDICO ED ECONOMICO
ORGANO : MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


Ministero della Giustizia. Reparto II - Tabelle giudiziarie

68852077 Fax 39 06 68897418 email

Paolo Antinucci (giustizia.it)

Competenze

Attività istruttoria e predisposizione dei provvedimenti relativi alle tabelle di composizione tabelle infradistrettuali e tabelle feriali degli uffici giudicanti Predisposizione di schemi di risposta alle interrogazioni ed interpellanze parlamentari in materia di status giuridico ed economico dei magistrati ordinari ed onorari.



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lunedì, dicembre 25, 2017

La conversazione telefonica che inchioda la Procura di Imperia



Secondo il Giudice Dott. Domenico Varalli della Procura di Imperia, esisterebbe l'aggravante della recidiva e per questo motivo ha potuto non solo ignorare la prescrizione, ma anche infliggere una severa condanna, benché l'"imputato" sia comunque innocente. Nelle due conversazioni telefoniche intercorse tra il Marcianò ed il suo legale di fiducia, avvocato Fabrizio Spigarelli, poche settimane dopo purtroppo deceduto in circostanze mai del tutto chiarite, si evince come la questione della recidiva sia una montatura, escogitata per incastrare il ricercatore indipendente. Infatti, dalle verifiche eseguite dallo Spigarelli presso il casellario giudiziario, non risultavano condanne in giudicato di alcun genere. Il legale stesso addebitò le responsabilità di tali aberrazioni ad una manipolazione ad opera di una arcinota regia, coincidente con il persecutore seriale e calunniatore abituale Federico De Massis, alias Task Force Butler. E' il medesimo personaggio che i togati di Imperia - e non solo - stanno proteggendo.



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lunedì, dicembre 18, 2017

Prima condanna per Marcianò: l'ennesimo esempio di un diritto storto



Sanremonews, la testata sciacondensara, pubblica prontamente la velina ricevuta dalla "parte offesa". Un processo farsa che si conclude come era ben prevedibile e non per via di un'accertata colpevolezza, ma piuttosto perché la Magistratura è l'arma usata dal regime per far fuori gli oppositori. Sono onorato di far parte delle vittime di uno Stato canaglia.

Quanto segue è estratto dalle dichiarazioni spontanee consegnate al Giudice Domenico Varalli. Traetene voi le conclusioni.


Senza entrare nel merito del procedimento in esame, l’"imputato" rigetta in toto le imputazioni, considerandole, a tutti gli effetti, una forzatura che ha l’unico obiettivo di rinviare a giudizio, a prescindere dalla reale e concreta sussistenza nonché fondatezza delle accuse mosse dalla “parte offesa” e dal Pubblico Ministero.

Inoltre si contesta l’eccezione, secondo cui il sottoscritto sarebbe recidivo, in quanto, anche se non si considera la fondatezza di tali asserzioni che sono tutte da verificare e dimostrare, si precisa che la recidiva, quale circostanza aggravante ad effetto speciale, per incidere sul calcolo del termine di prescrizione va contestata formalmente e quindi non è un mero status desumibile dal certificato del casellario. A tal proposito si veda:

Contestazione della recidiva e prescrizione
Cassazione penale, sez. III, sentenza 27/03/2014 n° 14439

Nella sentenza in oggetto, alla Corte di Cassazione viene chiesto di precisare come incida la recidiva, quale circostanza ad effetto speciale, sul computo del termine prescrizionale ed in particolare se essa, per avere effetti penali, debba o meno essere contestata prima dello spirare del termine di prescrizione.

La sentenza

- “La Corte, dichiarando infondato il ricorso presentato, ha sottolineato come la recidiva deve essere considerata, come anche sottolineato pacificamente in molte sentenze, non come un semplice status da desumersi dal certificato penale, ma quale circostanza che deve essere formalmente contestata all’imputato per produrre effetti penali. (1)

- Ne deriva che la stessa, ai fini della determinazione del termine di prescrizione, deve essere formalmente contestata, prima che sia spirato il termine prescrizionale del reato nella forma non aggravata”.

(1) Cass. Pen., sez I, sentenza n. 13398 del 19 febbraio 2013.

Di conseguenza, mancando l’aggravante per i motivi sopra riportati -sentenza numero 4873/17 della quinta sezione della Corte di Cassazione, a conferma della precedente pronuncia a sezioni riunite del 2015 (31022)-, è acclarato come i termini della prescrizione non possano in alcun modo essere aumentati, giacché non esiste alcuna contestazione formale all’imputato della recidiva entro i termini di legge.

Si eccepisce altresì che il rinvio a giudizio è stato ricompreso nella diffamazione a mezzo stampa, laddove il presunto reato è inquadrabile nell'articolo 595 del C.P., senza aggravante, dacché blog e social media non sono equiparabili, per le ragioni indicate dalla Cassazione, alla stampa. Ne consegue che il rinvio a giudizio è comunque illegittimo e non valido.

Si puntualizza altresì che lo scrivente, nonostante le formali richieste avanzate, non è stato in grado di acquisire il fascicolo contenente tutta la documentazione utile alla “difesa”, giacché il dossier, comprensivo di fotografie e registrazioni video e audio, si trovava nello studio del compianto avvocato Fabrizio Spigarelli e tale materiale non è presente nel fascicolo messo a disposizione dalla Procura. Dopo il decesso dell’avvocato Spigarelli, non è stato possibile in alcun modo recuperare gli incartamenti: ne consegue che la “difesa” non può esplicarsi in modo completo.

Inoltre il sottoscritto ritiene questo Tribunale (ed i togati che lo compongono) inadatti ad un giudizio equanime ed imparziale, giacché, in tutta evidenza, hanno impedito - con l’uso disinvolto delle archiviazioni - che lo scrivente potesse ottenere giustizia in merito alle decine di episodi inerenti ad atti persecutori e di diffamazione, delitti perpetrati da soggetti come l’informatico di Pescara, Signor Federico De Massis alias Task Force Butler (LINK), il quale è stato più volte querelato ma, immancabilmente, codesta Procura (come altre) ha sempre archiviato con argomentazioni pretestuose e spesso al limite del grottesco. Non si può peraltro eccepire che codesti fatti non attengano assolutamente con il procedimento in questione, in quanto è lo stesso Signor Federico De Massis che, il giorno 9 dicembre 2017, inviò allo scrivente un messaggio di posta elettronica (tra i numerosi inoltrati quotidianamente dal 2011) dal tono velatamente minaccioso (tramite il servizio di messagging della piattaforma Blogger). Cfr infra.


Mannaggia, Strakky, non ci voleva.
Anche in vista di lunedì 18...

#strakerpuppa
#zretripuppa
#nomamminanopensioncina



Ci si chiede quindi come sia possibile che il soggetto Task Force Butler al secolo Signor Federico De Massis, più volte salvato dai togati di Imperia ed altre Procure, sia al corrente della data dell'udienza del 18 dicembre 2017 della quale neppure l’imputato era informato! Le spiegazioni possono essere due:

a) Tali informazioni il Signor De Massis ha ottenute direttamente dagli uffici di codesta Procura.
b) Tali notizie il Signor De Massis ha acquisito direttamente dalla “parte offesa”.

Volendo bonariamente escludere la prima ipotesi, si può solo evincere che la data esatta dell’udienza sia stata fornita dalla stessa “parte offesa” e da qui sarebbe interessante comprendere come sia possibile che la “parte lesa” possa essere in contatto con una figura che, qui si precisa, compie impunemente atti persecutori ai danni dello scrivente sino dal lontano 2011 e che tuttora gestisce diverse pagine Web (Facebook, Blogger, Google Plus, Twitter etc.) con obiettivi chiaramente di discredito e diffamazione. Oltre a ciò, il soggetto in questione coordina e gestisce altri individui che, parimenti, agiscono a danno della rispettabilità del sottoscritto. Di conseguenza, se la “parte lesa” è in rapporti con individui impegnati da anni in atti persecutori ai danni di chi scrive, quale legittimità può avere il procedimento a carico dell’imputato? E’ quindi evidente un’inaccettabile disparità di trattamento che inficia totalmente la credibilità di questa e di altre Procure italiane, le quali pare considerino la giustizia un mezzo utile a contrastare l’opera di informazione di chi scrive in merito alla guerra climatica attualmente in corso, peraltro confermata, tra gli altri, dal Generale Fabio Mini e, guarda caso, sempre negata dai togati di questa e di altri tribunali. Infatti qual è stata la sorte degli esposti sulla neurotossicità dei carburanti avio?

Ciò chiarito, è lapallissiano il rapporto ambiguo tra Procure italiane, calunniatori di professione (sempre protetti) e “parti offese” in questo come in altri procedimenti-farsa a carico di chi scrive.

Concludendo, alla luce di quanto esposto, l’imputato comunica la sua intenzione di abbandonare l’aula, senza rilasciare alcuna ulteriore dichiarazione, rifiutando l’iniquo procedimento a suo carico e disconoscendo totalmente, vista la violazione sia delle leggi internazionali sia del dettato costituzionale sia di singole norme del Codice di procedura penale, - lo si ribadisce - la legittimità e l’autorità di codesto Tribunale.






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mercoledì, agosto 30, 2017

Balla coi luppi (un'altra storia di mala giustizia)



Il giorno 8 luglio 2016 fu sporta denuncia querela nei confronti della Signora Teresa Barazzetti, ex coniuge (ed ora vedova!) del negazionista di Stato Angelo Nigrelli alias Wasp, imputato (per sbaglio) in altro procedimento per reato di diffamazione (parti offese Antonio e Rosario Marcianò). Processo a suo carico poi ovviamente EVAPORATO per decesso dell'imputato. Che fortuna, vero, signori Giudici?

La Signora Teresa Barazzetti, in occasione della sua testimonianza resa durante l’udienza farsa svoltasi il giorno 07.07.2016 (Giudice Dottor Domenico Varalli), nel procedimento farsa a carico di Rosario Marcianò (Proc. N. 560/12 RGT Proc. N. 698/10 RGNT), accusò sia l’imputato sia il fratello Antonio di aver indotto altri soggetti non ben identificati nell’eseguire appostamenti e stalking nei confronti dei di lei nipoti (minorenni) e della nuora, Signora Daniela Selvini. La teste inoltre accusò il Signor Rosario Marcianò di aver teso un “agguato” nei confronti del di lei ex marito, Signor Angelo Nigrelli (wasp). In tali gravissime dichiarazioni, frutto di aberranti fantasie, a parere di chi scrive, si ravvisa il reato di calunnia, in quanto la Barazzetti attribuì ai Marcianò condotte ed azioni mai compiute e contestate loro sulla base di mere invenzioni, di pure fantasticherie. Non solo, tali condotte non sono avvalorate da alcun elemento oggettivo, da alcun riscontro tant’è che, ad esempio, dell’azione non irrilevante da lei definita “agguato” (sic) non rammentava né la data né il periodo. La signora Barazzetti, infatti, a tale proposito, si trincerò dietro una serie di “non ricordo”. Le affermazioni de quo risultano ancora più deplorevoli, se valutate nel contesto di una deposizione resa sotto impegno a dichiarare la verità ed a non nascondere alcunché di quanto fosse a sua conoscenza.

Di seguito alcune frasi topiche:

“Il signor Marcianò era venuto a fotografare di nascosto la loro casa. Ha fotografato i modellini che mio figlio stava fotografando sul balcone, perché c’è stato poi questa specie di stalking, perché poi i suoi, diciamo… seguaci, giravano nei pressi della loro casa (l’abitazione del Signor Enrico Nigrelli ad Arma di Taggia, n.d.q.) e poi erano talmente furbi da scrivere sui loro blog dei commenti nei quali riferivano che cosa faceva mio figlio sul balcone. Che cosa faceva mia nuora… Hanno diffamato mia nuora, dicendo che il marito doveva stare attento quando andava a casa, quando lui non c’era…”

“I signori Antonio e Rosario Marcianò erano a conoscenza che Wasp era il signor Angelo Nigrelli e non Enrico Nigrelli ed hanno colpito la madre, diffamando il figlio. Penso ci sia stata una certa cattiveria nei miei confronti. Secondo me, lo sapevano che non era Wasp, ma si sono serviti di questo per colpire anche me”.

“Mia nuora (Daniela Selvini) aveva paura per i suoi bambini, perché si è vista fotografare di nascosto, seguire quando accompagnava i bambini a scuola, passare gente sotto il balcone di casa e poi trovavamo questi commenti nei quali descrivevano che cosa faceva mio figlio sul balcone, che cosa faceva mia nuora etc. etc… quindi evidentemente c’era un certo giro di persone, loro amici, che seguivano le loro “teorie” (sic), che si prestavano a fare questa specie di stalking, perché in effetti mia nuora aveva paura… era un po’ allarmata da questo movimento”.

“Il signor Marcianò Rosario ha fatto un agguato (sic) per la strada, nella tipografia. Ho saputo poi che è successa una rivoluzione, perché lui era venuto lì a fare delle fotografie a Wasp ed alla tipografia. Wasp se ne è accorto e lo ha inseguito per la strada e lui è scappato. Insomma. Una cosa da cinema”.

“I miei hanno subìto altri atti molesti (sic) dai signori Marcianò: c’era gente che voleva fotografare di nascosto i bambini e mia nuora si sentiva seguita dalle persone ed i bambini venivano seguiti, perché diciamo che Arma di Taggia non è New York, perché quando vedi facce strane che fanno strani movimenti, te ne accorgi. Mia nuora era allarmata, sinceramente”.

COME E' ANDATA A FINIRE?

Ovvio che, come nelle innumerevoli precedenti occasioni, i magistrati telecomandati dal Ministero, mirano a non procedere mai contro i dipendenti della Boldrini e di Orlando. In data 21 luglio 2017, quindi, il Pubblico Ministero della Procura di Imperia Dottor Paolo Luppi, a sua volta, ha emesso un dispositivo con il quale decide per l'archiviazione, peraltro già presentata (con motivazioni altrettanto inconsistenti) a suo tempo dal PM Francesca Scarlatti, pure inidonea in tale attribuzione poiché ella stessa artefice del rinvio a giudizio illegittimo a carico di Rosario Marcianò. In questa occasione il PM Luppi, non potendo di fatto confutare le pesanti prove a carico della Barazzetti (presentate dalle parti offese nell'opposizione a seguito della prima richiesta di archiviazione), nel suo dispositivo dichiara quanto segue: "A prescindere dal carattere calunnioso o meno delle affermazioni fatte dalla Barazzetti innanzi alla A.G. il dato tranciante è costituito dalla procedibilità a querela di parte per il reato oggetto dell'incolpazione e la mancata presentazione di tale querela. L'opposizione non è, dunque, fondata e deve ritenersi inammissibile, con conseguente archiviazione del presente procedimento. P.Q.M. Dichiara inammissibile l'opposizione, ordina l'archiviazione del procedimento e dispone la restituzione degli atti al P.M.".

Restiamo allibiti e diremmo che queste motivazioni rasentano il paradosso. Ma come?! Se esiste un procedimento (n. 3042/16 R.G.N.R. e n. 2526/16 R.G.N.R. nei confronti di Barazzetti Teresa), esiste giocoforza una querela di parte dalla quale detto procedimento è scaturito! Si tratta di uno scherzo? Oppure il PM Luppi crede di aver a che fare con due cretini, dal momento che costui afferma che "la richiesta di archiviazione è pienamente condivisibile in quanto -comunque- non è stata presentata alcuna querela nei confronti della Signora Teresa Barazzetti". Falso! Ridicolo! Infatti non solo regolare querela fu inviata via P.E.C. e per posta raccomandata alla Procura di Imperia, ma ne fu avvisato anche il legale d'ufficio in allora patrocinante avvocatessa Roberta Politi! Come sarebbe possibile aver istituito un fascicolo con conseguente duplice richiesta di archiviazione, se non fosse scaturito da querela di parte? Qui, davvero, siamo all’assurdo e se i Giudici di Imperia intendono SEMPRE archiviare a nostro danno, si inventino qualcosa di più intelligente! VERGOGNA!


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giovedì, giugno 29, 2017

Raccolta differenziata "Porta a porta" a Sanremo: un fallimento, ma la responsabilità è solo degli amministratori



Vorrei essere chiaro, su questo punto: gli addetti alla raccolta dei rifiuti non hanno alcuna responsabilità per quanto si sta verificando nella città di Sanremo. Il bislacco metodo di raccolta definito "porta a porta" è un disastro che si presenta in tutto il suo "splendore" di fronte agli occhi di tutti, ma è l'idea ad essere sbagliata, mentre i dipendenti di A.M.A.I.E. ambiente sono le vittime di questo scempio e di certo non i responsabili. I responsabili vanno ricercati nelle alte sfere! I lavoratori impegnati nell'ingrato compito di raccattare in ogni angolo della "città dei fiori" migliaia di sacchi sparsi ovunque hanno tutta la mia solidarietà ed apprezzamento. Essi non hanno colpa alcuna ed anzi sono costretti a svolgere un lavoro improbo! Chi ha avuto la balzana idea di rimuovere i cassonettti atti alla raccolta di vetro, plastica, cartone, organico e che ha imposto ai cittadini di "esporre" dinnanzi ai portoni dei condomini, di fronte alle vetrine dei negozi, sui marciapiedi pubblici, sacchi e sacchetti di umido, plastica, vetro, cartone etc. è un folle! Da mesi siamo invasi da ratti, gabbiani, scarafaggi, pappataci, insetti delle acque nere e, mentre la ASL e la Magistratura imperiesi fanno orecchio da mercante, la situazione dal punto di vista igienico sanitario è drammatica.



Come intendiamo agire? Chi è il nemico da combattere? Prendere esempio da Roma non è il massimo: non vi pare? A chi conviene questo sistema che, alla fine, trova il suo compimento in malsane, mefitiche discariche dove i rifiuti, diligentemente separati dai cittadini, sono tutti ammassati per essere bruciati o sotterrati? Circa venticinque anni fa, essendo stato eletto consigliere di circoscrizione, proposi di creare delle isole ecologiche di quartiere interrate, accessibili solo tramite tessera magnetica, di modo che all'esterno, sulla strada, non vi fosse traccia di immondizia. Qui un esempio. Mezzi appositi erano quindi in grado, senza che l'operatore dovesse uscire dalla cabina, di prelevare i contenitori interrati. E' il metodo seguito da decine e decine di centri in Europa ed in Italia, ma ovviamente la proposta non fu presa in considerazione. Ecco come si usa l'intelligenza, egregio assessore Nocita! Ammettere di aver generato un abominio e ripartire da zero? No... mai.




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lunedì, maggio 22, 2017

Il porto delle nebbie



C'era una volta un Pubblico Ministero... al quale piacevano tanto certi maschietti famosi che vanno in TV... Questo PM illegittimamente rigettava un'istanza di interrogatorio di garanzia che, secondo codesto togato, non era stata formulata entro il termine di venti (20) giorni dettato dall'articolo 415 bis c.p.p. Peccato però che nessuna notifica era stata mai consegnata all'indirizzo dell'indagato, per cui faceva ovviamente testo la data della comunicazione eseguita via PEC dal legale d'ufficio! In quell'interrogatorio si sarebbero potute dimostrare, carte alla mano, le connivenze tra certa magistratura, gli stalkers di mestiere come Federico De Massis alias Task Force Butler ed i suoi sodali, alcuni avvocati, i Ministeri di Giustizia ed Interno, donna Prassede ed i quadrumviri del C.I.C.A.P. Palese la stridente arrampicata sugli specchi da parte di quella Procura definita nell'ambiente... "il porto delle nebbie": si nega un'interrogatorio di garanzia (sancito sempre dal 415 bis c.p.p.) che non si può negare per legge, pur di non sollevare polvere su certe questioni scabrose. Chi ha paura della verità? Chi ha paura di Marcianò?


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